Seoul, my soul – Tre giorni nella capitale più pop dell’Asia
La meta della mia primavera 2026 è stata la Corea del Sud e il viaggio non poteva che iniziare dalla capitale: Seoul.
Non so dire cosa mi aspettassi: forse avevo in mente Tokyo e in effetti al primissimo impatto un po’ me l’ha ricordata, ma sono bastate poche ore per capire che questo è un mondo a parte e Seoul mi ha letteralmente conquistata.
E’ una città vivacissima, non dorme mai: ha le dimensioni di una metropoli e la vivibilità di un paese.
Modernità e tradizione convivono in un modo tipicamente asiatico: templi nei boschi nel cuore della metropoli, micro – ristoranti e mercati animatissimi fra i grattacieli.
E’ il tipo di città che davvero sorprende ad ogni angolo e tre giorni sono troppo pochi – ma spero di tornare.
Per dare un’idea dei tempi di visita questa volta ho suddiviso il post in giorni.
Mi sono mossa a piedi e con i mezzi pubblici – che sono davvero capillari e semplicissimi da usare.
INDICE
GIORNO 1 – ARRIVO A SEOUL
Arrivo all’aeroporto di Incheon, prendo il pocket wifi e cambio una cinquantina di euro.
Nota bene: in Corea vi serviranno sia i contanti che le carte fisiche – ho notato che il contactless è poco usato.
Poi prendo l’Arex Express, il treno che porta direttamente in città, alla Seoul Station.
Vi metto il link – se volete prenotare il biglietto in anticipo, ma il biglietto si può fare anche direttamente in stazione, che si trova direttamente all’aeroporto.
Vi servirà sapere anche che l’Arex esiste anche in versione con fermate intermedie, più lento ma più economico.
Esistono poi dei bus che fanno la tratta aeroporto-città, ma lì i tempi ovviamente si allungano.
Raggiungo quindi la Seoul Station e l’idea era quella di andare a piedi in albergo – giusto per fare il primo assaggio di città.
Però pioviscolava ed ho deciso di provare subito la metro.
Ho acquistato e ricaricato la T-Money card (La carta ricaricabile dei trasporti) direttamente in un konbini (Un minimarket aperto 24 ore su 24) e poi sono scesa nella metro.
Cose da sapere della T-Money: si può usare in tutta la Corea e serve per pagare i trasporti o per le spese ai conbini.
Si può ricaricare solo con i contanti – questo è davvero un limite inspiegabile. (In seguito ho scoperto che esiste una app e che tramite quella si può pagare anche con carta, ma non l’ho provata)
Una cosa curiosa sui konbini e sulle abitudini coreane: i freezer a pozzetto con i bicchieri pieni di cubetti di ghiaccio.
I coreani a quanto pare amano il ghiaccio, e lo amano anche se fa freddo.
Al primo caffè ordinato al banco sono rimasta interdetta quando mi hanno chiesto se lo volevo freddo o caldo: fuori c’erano 10 gradi, non 40.
Ma torniamo ai bicchieri di ghiaccio. L’uso è molto semplice: basta alzare gli occhi per trovare una vastissima scelta di bevande in bustine di plastica. Si acquistano il bicchiere e la buste ed ecco la bevanda fredda preferita con ghiaccio.
Un’ultima cosa utile sui konbini – in particolare per chi viaggia a basso budget: a qualsiasi ora del giorno e della notte è possibile fare un pasto caldo e super economico.
Si trovano dozzine di tipi di confezioni di tagliolini istantanei e c’è sempre acqua calda a volontà o forni a microonde a disposizione. Anzi, in certi punti della città pare che i tagliolini istantanei siano diventati quasi una tradizione – si chiama Hangang Ramyeon e consiste nel mangiare tagliolini guardando il tramonto lungo il fiume Han.
Ecco, questo non sono riuscita a farlo, troppo poco tempo, ma è davvero una cosa carina da provare secondo me.
Per i trasporti e gli spostamenti ho scaricato la app Naver: non vi spaventate, all’inizio è solo in coreano ma se vi registrate appare tutto anche in inglese.
E’ fatta benissimo, è una app salva-vita – indica anche le uscite delle stazioni, cosa utilissima soprattutto nelle stazioni più grandi.
Per l’albergo ho scelto la zona di Myeongdong ed è stata un’ottima idea.
Ho soggiornato al Marguerite Hotel, a 50 metri dalla metro Myeongdong e a 200 metri dalle vie del mercato notturno: facilissimo, pratico per gli spostamenti e molto centrale.
Ha anche una bella terrazza sul tetto con vista sulla Namsan Tower.
Lo consiglierei senz’altro però bisogna sapere due cose:
– le camere sono molto piccole, chi ha bagagli grandi può avere qualche problema.
– non ha l’ascensore.
Dopo il check in velocissimo sono partita in esplorazione a piedi.
Namdaemun Market
Prima tappa Namdaemun market, il più grande e il più antico della città, la sua storia inizia addirittura nel quindicesimo secolo.
E’ aperto praticamente 24 ore su 24 si può acquistare davvero di tutto.
La mia idea era quella di trovare qualcosa da mangiare – e lì c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Scelgo uno dei micro ristoranti della Kalguksu Alley: una via completamente dedicata ai Kalguksu, noodles tagliati a mano e serviti in zuppa calda di verdure.

Namdaemun Market – Kalguksu Alley
Per dessert invece provo subito un hotteok, una frittellona bollente, con un ripieno morbido di zucchero e cannella (Questo è il ripieno tradizionale, poi ne trovate mille varianti. Provate anche quello alle patate dolci!)
L’hotteok viene servito arrotolato in un bicchiere di carta, molto più comodo e pulito del classico tovagliolo, no?

Hotteok – Il re dello street food coreano
Il primo impatto con la cucina coreana è del tutto positivo: saporita ed abbondante. E sorprendentemente economica.
Mi trovo spesso a ricontrollare il cambio perché mi sembra che costi tutto troppo poco e invece è proprio vero.
Questa era una cosa che non avevo capito dai racconti fatti da altri.
Dopo il pranzo/merenda avevo intenzione di tornare piano piano nella zona di Myeongdong, anche perché la fatica del viaggio iniziava un po’ a pesare, ma ho notato che ero vicinissima alla funicolare per raggiungere la Namsan Tower.
Così ho deciso di salire, pensando che mi sarei fermata poco.
In realtà una volta su sono salita fino all’Osservatorio e mi sono incantata per un bel po’ davanti al panorama.
N Seoul Tower ( o Namsan Tower)
La N Seoul tower è un’antenna radiotelevisiva sul Monte Namsan, proprio nel cuore della città.
Sulla torre c’è un osservatorio da cui si può vedere tutta la città a 360 gradi – ed è una vista particolarmente bella e colorata, non me lo aspettavo.

La vista dalla Namsan Tower
Ho raggiunto la N plaza – la piazza proprio davanti alla torre – prendendo la funicolare, ma si può raggiungere anche a piedi, risalendo il Monte Namsan. Penso che sia una passeggiata facile e molto panoramica.
Capisco perché viene considerato un posto molto romantico: Seoul brilla di mille colori e ogni posto è buono per lucchetti e dediche
(Anche se a dire la verità penso che la maggior parte delle dediche e delle frasi d’amore fossero per i BTS).

Il primo banana milk
Ho deciso lì per lì di salire fino all’Osservatorio – non era in programma – e un attimo prima di andare alla biglietteria mi è venuta in mente una cosa che avevo letto su un gruppo Facebook.
Per qualche motivo che non ho capito i biglietti acquistati su Trip costano la metà di quelli acquistati al banco.
Ho verificato e in effetti è vero, quindi ho comprato un biglietto online e sono entrata direttamente. Mah?
A me è piaciuto molto, la vista è bellissima, l’ambiente è carino e poco affollato.
Quando siete su poi non vi potete perdere il bagno panoramico: mai visto niente del genere!!

Il bagno panoramico dell’Osservatorio della Namsan Tower. E quando ricapita di far pipì con un panorama così?
Una curiosità sull’illuminazione della torre: si illumina con colori diversi che non hanno solo scopo estetico. Il colore della torre infatti indica anche la qualità dell’aria:
-
Blu: Ottima qualità.
-
Verde: Buona.
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Giallo: Scarsa.
-
Rosso: Pessima (invito a restare al chiuso)

Verde: qualità dell’aria buona
Ho iniziato poi a rientrare verso l’albergo, ma prima di concludere la giornata ho fatto il primo giro nel caos di negozi e bancarelle del Myeongdong night market.
Myeongdong
Myeongdong è la zona dello shopping, una grande isola pedonale molto vivace e allegra – sempre piena di gente a tutte le ore.
La sera poi aprono i banchetti del mercato notturno e c’è una scelta vastissima di street food di ogni genere (Provate il Tanghulu – uno spiedino di fragole glassate).

Myeongdong night market
Una cosa che colpisce moltissimo è la densità di negozi che vendono prodotti cosmetici.
Non avevo mai visto niente del genere, praticamente un negozio su tre è è di prodotti per la cura della pelle e ci sono i butta-dentro che offrono prove di profumi e campioncini. E’ uno spettacolo nello spettacolo, vale la pena vederlo.
E’ una zona molto turistica ma a me è piaciuta molto: per girare la sera non avrei potuto trovare di meglio.

I cartelli di benvenuto per BTS e Army 💜
La serata si conclude con la scoperta che in albergo in caso d’incendio bisogna calarsi giù dalle finestre con le imbragature, c’è un kit in ogni camera e un anello di sicurezza per fissare le funi. Mi immagino la scena.

Capisco che sia una dotazione di sicurezza ma spero di non doverla usare.
GIORNO 2 – PALAZZI REALI E VILLAGGI HANOK
Oggi giornata di esplorazione a piedi nella zona dei palazzi reali.
Sì, perché ce ne sono ben cinque, ognuno con caratteristiche particolari.
Deoksugung Palace – Il palazzo della longevità virtuosa

Deoksugung Palace – La Corea incontra l’Occidente
Visto che mi sono alzata presto decido di visitare il Deoksugung Palace – uno dei palazzi minori, con una particolarità: al suo interno c’è un edificio dall’aria decisamente occidentale – adesso è un museo.
Il motivo di questa mescolanza di stili è che alla fine del diciannovesimo secolo la Corea voleva dare un’impressione di modernità e di distacco dalla tradizione, per cui questo divenne il palazzo di rappresentanza.
Anche in questo palazzo fanno il cambio della guardia: una cerimonia più piccola ma senz’altro meno affollata.
Una curiosità: chi veste con abiti tradizionali non deve pagare il biglietto. E’ una bella idea che rende ancora più fotogenici questi luoghi.
Procedo poi per il palazzo principale, ma prima devo attraversare la vera attrazione di Seoul in questi giorni: la Gwanghwamun Square dove stavano montando il palco del concerto dei BTS.

Il palco è già pronto per il concerto dei BTS
Ecco, solo da quella ci si può fare un’idea del fenomeno: era zeppa di gente che era lì solo per fare le foto al palco vuoto.
Vi immaginate la marea umana del concerto?
Gyeongbokgung Palace – Il palazzo della felicità splendente
A far da sfondo alla piazza e al palco c’è il Gyeongbokgung Palace.
Qui ogni giorno da secoli e secoli si svolge la cerimonia del cambio della guardia (Alle 10 e alle 14).
Che dire? E’ spettacolare: colori splendidi e musica.

Gyeonbokgung Palace – La cerimonia del cambio della guardia
I colori vivaci delle uniformi non sono una “trappola per turisti”: sono quelli tradizionali ed hanno un significato profondo.
E’ l’Obangsaek, i cinque colori cardinali che rappresentano l’ordine dell’universo.
Molto più bello e marziale di quello che mi aspettavo.
Una curiosità: i soldati devono avere barba e baffi ma molti di loro hanno barbe posticce. Pare che in estate con il caldo ne cadano parecchie – trovo questa cosa molto buffa.
Il Gyeongbokgung è magnifico e imponente, riccamente decorato.
Mi sono chiesta il perché di certe decorazioni, in particolare sui profili dei tetti: servivano ad ipnotizzare gli spiriti maligni, che così non entravano nelle abitazioni.

Dettaglio delle decorazioni tradizionali – Seoul
Ho girato un po’ fra cortili e padiglioni scattando cento milioni di foto e divertendomi a guardare i mille colori degli hanbok, poi sono uscita passando dal National Folk Museum of Korea.

Hanbok
Ho visitato un hanok tradizionale ed ho guardato la spiegazione dell’Ondol, il sistema di riscaldamento tradizionale. Che dire? Geniale!
Bukchon hanok village
Successivamente ho proseguito per il Bukchon hanok village, il più conosciuto dei villaggi tradizionali nella capitale.
Bukchon, a differenza di altri villaggi, è essenzialmente residenziale.

Bokchon Hanok – Gli orari di visita
La visita non è libera, c’è un sistema di segnali a colori per indicare le vie in cui si può passare e per distinguerle da quelle riservate solo ai residenti.

Bukchon Hanok village
Nella zona rossa ad esempio (Quella più frequentata dai turisti) l’accesso è consentito solo dalle 10:00 alle 17:00 – proprio per consentire un minimo di normalità ai residenti.

Bukchon Hanok
All’interno delle hanok ci sono negozietti, bar, ristoranti, piccoli musei.
In alcuni posti pagando un biglietto simbolico è possibile accedere a terrazze panoramiche per vedere il mare di tetti tradizionali, con la città sullo sfondo.

Bukchon Hanok – vista panoramica
E’ una zona in cui curiosare – sempre con rispetto naturalmente – e perdersi nelle viuzze è un vero piacere.
Mi sono fermata a pranzo in un locale a Bukchon ed ho assaggiato il primo Bibimbap – in assoluto il mio piatto preferito in Corea.

Bibimbap
Tre curiosità su questo piatto:
– letteralmente Bibimbap significa “riso mescolato”. Questo perché va mescolato molto bene, per distribuire il condimento piccante (gochujang)
– è un piatto coloratissimo, proprio per onorare la tradizione dei colori. Ogni piatto infatti dovrebbe avere almeno 5 colori diversi, che dovrebbero rappresentare l’equilibrio di tutto gli elementi.
– in alcune zone lo servono in una ciotola di pietra bollente: in quel caso dopo aver mescolato bene tutto cercate di non smuovere il fondo, così il riso fa una crosticina deliziosa.
Nuldam Space
Dopo pranzo sono passata in un locale che avevo visto su TikTok: il Nuldam Space.
Qui si può scrivere una lettera e farsela recapitare più avanti.

Nuldam Space
Si acquista il kit, si scrive la lettera a chi si desidera, poi si chiude e si sigilla.
Nel kit danno anche la ceralacca, non l’avevo mai usata e ho fatto un casino ovviamente.

Nuldam Space – ogni spazio nello scaffale è un giorno futuro
Poi si deposita la lettera in un grande scaffale con una casella per ogni giorno dell’anno e loro poi si occuperanno della spedizione.
L’ho trovata una cosa particolarmente poetica, mi sono presa un po’ di tempo per scrivere alla me del futuro.
Una bellissima idea che ho ritrovato anche a Busan.
Tongin Market
Visto che ero in zona sono passata anche al Tongin Market, ma ho sbagliato l’orario.
Il Tongin Market infatti è conosciuto per l’esperienza del Dosirak, che si può fare solo all’ora di pranzo. (E se ci vai dopo trovi tutto mezzo chiuso, come è successo a me)
Si acquistano dei gettoni tradizionali, danno un vassoio con diversi scomparti e poi si usano i gettoni per pagare alle varie bancarelle.
E poi si mangia.

Tongin Market
Peccato, poteva essere l’occasione per provare un sacco di cosine 🥲 – ma d’altra parte per visitare Seoul in tre giorni bisogna per forza rinunciare a qualcosa.
Cheonggyecheon
Lungo la via del ritorno in albergo ho fatto una passeggiata lungo il Cheonggyecheon – un ruscello che ha una storia unica.

Le mascotte della città di Seoul
Durante gli anni di sviluppo di Seoul infatti questo ruscello era praticamente una fogna a cielo aperto, poi venne tombato e sopra venne costruita un’autostrada sopraelevata.
Restò cancellato dalle mappe fino al 2003 quando un progetto ambizioso l’ha riportato alla luce e da allora è diventata una vera e propria oasi naturale.

Cheonggyecheon
Vi dico solo una cosa: mentre passeggiavo ho visto un airone catturare un pesce di almeno 30 centimetri e buttarlo giù in un sol boccone.
Sembrava un la scena di un documentario – e tutto questo in mezzo ai grattacieli del centro di Seoul.

Cheonggyecheon
Ho trascorso poi la serata a Myeongdong, dove ho mangiato un altro dei grandi classici coreani, il Tteokbokki. Sono gnocchi di riso super gommosi (Consistenza che a quanto pare i coreani adorano) immersi in una salsa piccante molto gustosa.
GIORNO 3 – IL VECCHIO E IL NUOVO
Inizio la giornata con la visita di un altro palazzo reale, il Changdeokgung e il suo meraviglioso giardino segreto.
– Il palazzo della virtù illustre
Il Changdeokgung è patrimonio UNESCO per le sue caratteristiche uniche.
Il palazzo infatti si fonde con il paesaggio, lo rispetta – e questo è particolarmente evidente nell’Huwon, il giardino interno che copre oltre il 60% della superficie.
E’ stato il più amato dei cinque palazzi, quello abitato più a lungo: quello che ha conservato la maggior parte della sua struttura tradizionale.

Changdeokgung Palace
Alcune stanze hanno ancora i mobili originali, particolarmente belli e particolari.
Se osservate con attenzione la sala del trono vedrete pure i lampadari elettrici – un tocco di modernità che risale ai primi anni del novecento.

Changdeokgung Palace – La sala del trono con i lampadari inizio 900, uno dei primi palazzi ad avere la corrente elettrica
Nel giardino segreto trovo alberi carichi di bocci e c’è una piccola folla ad ammirare il primo piccolo fiore rosa che è sbocciato.
Per visitare l’Huwon, il giardino segreto, è meglio prenotare. Ci sono visite guidate in inglese e in coreano.
Ho iniziato la visita seguendo la guida ma era particolarmente noiosa, quindi mi sono sganciata ed ho proseguito da sola.
Il giardino è un posto molto piacevole e raccolto, ed era il luogo di fuga preferito da reali.

Huwon – Changdeokgung Palace
Qui infatti i re si rifugiavano per avere un posto tranquillo per studiare – in realtà probabilmente fuggivano dall’ambiente di corte.
Ikseon-dong
La mia seconda tappa è un altro villaggio hanok, Ikseon-dong.

Ikseon-dong
Mi aspettavo una cosa tipo Bukchon e invece qui l’idea è tutta diversa.
Questa non è una zona residenziale, qui in ogni hanok c’è un’attività commerciale e alcune sono veramente carine.
E’ una zona in cui sono state girate diverse scene dei k-drama, quasi ad ogni angolo ci sono cartelli e foto che lo ricordano.
Ci sono locali assolutamente deliziosi, giardinetti perfetti, idee originali.
Vengo attirata da un profumino di pane caldo e burro e vedo un piccolo forno con una coda di gente: qui vendono il Sogeum-ppang (Pane al sale) e secondo voi non lo dovevo assaggiare? Buonino, ma c’è troppo burro, stucca un po’.

Sogeum-ppang
Dopo essermi fatta fare una caricatura e dopo aver esplorato le mille viuzze dell’Hanok proseguo la mia passeggiata e raggiungo il Gwanjang market.

Praticamente sono uguale!
Gwanjang market
Che mercato meraviglioso!! Assaggio un po’ di tutto, c’è solo l’imbarazzo della scelta qui!

Gwanjang market
Se a Seoul potete vederne solo uno allora deve essere questo: lo street food qui è fantastico, non risco a fare a meno di fermarmi ad ogni bancarella. Alcune di queste le ho viste in un documentario su Netflix – vale davvero la pena fermarsi ad assaggiare.

Gwanjang market
(Anzi, ora che scrivo mi è venuta fame solo al pensiero dei tagliolini!)
Dongdaemun Design Plaza
Una volta sazia mi avvio verso la seconda parte della giornata: prima tappa Dongdaemun Design Plaza – che non mi colpisce come pensavo.

Dongdaemun Design Plaza
Questa senz’altro va vista di notte, con l’illuminazione strategica. Di giorno sembra un’enorme astronave di metallo. Visto che non ho trovato niente che attirasse la mia attenzione mi sono limitata a girare intorno alla struttura e poi mi sono rituffata nella metro, direzione Gangnam.
Bongeunsa Temple
Proseguo poi per il

Bongeunsa Temple
che invece mi cattura completamente.
Sarà per i colori delle lanterne, sarà per gli alberi fioriti o forse sarà per il fatto che qui ho potuto assistere per la prima volta a cerimonie buddiste, e il suono dei canti è qualcosa che rimane impresso a lungo.

Bongeunsa Temple
Oh: io l’ho adorato!!

Bongeunsa Temple
E poi è così strano che un posto così sia in mezzo ai grattacieli: quando si è all’interno è facilissimo dimenticare che lì fuori c’è Seoul.
All’interno del tempio si trova una delle statue più alte della Corea: la statua del Budda del Futuro.
Il contrasto fra statua e grattacieli è particolarmente affascinante.

Bongeunsa Temple – La città vista dal tempio
All’interno del tempio è possibile assistere alla cerimonia del tè tradizionale (Prenotabile anche attraverso il sito Templestay) e c’è una sala da tè in cui è possibile assaggiare i tè più tradizionali, assieme ai dolci dei monaci. Segnalo il tè di loto, profumato e delicato.
Monumento Gangnam Style
Il Bongeunsa Temple è solo a pochi passi dal centro commerciale Starfield – quello della famosa libreria.
Lo raggiungo, passando dal famoso monumento delle mani di Gangnam Style.

Gangnam Style
Sotto al monumento è particolarmente divertente vedere i balletti della gente – ogni volta che qualcuno sale sulla piattaforma parte il video musicale con la canzone a tutto volume. La gente che balla è uno spettacolo che vale davvero la pena.
Starfield Library
All’interno del centro commerciale vado direttamente a vedere la Starfield Library.

Starfield Library
Bella, per carità, ma mi aspettavo qualcosa di molto più imponente e soprattutto mi aspettavo di vedere gente che leggeva o studiava .
Invece praticamente tutti (me compresa) eravamo lì solo per fare le foto.
Non mi ha dato l’idea di una vera biblioteca ma solo di una bella decorazione: un vero peccato.

Starfield Library
Per la sera mi cerco un ristorantino in un posto un po’ tranquillo, visto che Myeongdong è invaso dalla folla del venerdì sera.
In questo viaggio ho scoperto che – come in Italia- i posti in cui si mangia bene in genere sono semplici e pieni di gente del posto.
Nelle “trattorie” coreane ci sono un paio di cose insolite da conoscere.
La prima – che poi è anche quella che lascia più spiazzati la prima volta – è che una volta ordinato poi ti portano solo i piatti. (E le bevande, se le hai ordinate)
Le posate ed i tovagliolini si trovano in un cassettino sotto al tavolo, mentre bicchieri e bevande spesso si trovano in un angolo della sala – nei ristoranti un po’ migliori sono in brocche sul tavolo. Le bevande gratuite in genere sono acqua – rigorosamente ghiacciata – e tè d’orzo.

Tteokbokki, gli gnocchi di riso coreani – Unico piatto davvero extra piccante che ho assaggiato nel mio viaggio
La seconda è che anche se ordinate un piatto soltanto vi porteranno almeno altre 4 o 5 ciotoline, piene di cose sconosciute.
Seguite le istruzioni, a volte i cibi nelle ciotole vanno mischiati al piatto principale, altre volte no. Farete il pieno di kimchi: anzi, sapevate che è patrimonio UNESCO?
MATTINA DEL GIORNO 4 – UN SALUTO A SEOUL
Ultime ore a Seoul prima del treno per Gyeongju.
Visto che ho poco tempo a disposizione scelgo due zone molto vicine che non ho ancora esplorato: la zona degli hanok di Anguk e il tempio Jogyesa.
Anguk hanok village
Gli Hanok di Anguk sono la via di mezzo fra quelli di Bukchon e quelli di Insa-dong: questo è un quartiere vero, vivo, e nelle sue stradine ci sono alcuni dei migliori caffè di Seoul.
Per motivi di orario ho scartato il caffè più famoso (l’Onion Anguk, che si trova dentro ad un hanok ristrutturato in modo magnifico).
La mia scelta è caduta sul Layered Cafè e devo dire che è una vera delizia: anche questo è in un hanok ma all’interno sembra di essere in un accogliente caffè in stile britannico. Il punto di forza di questo locale sono gli scones ed è il genere di locale che vorrei vicino a casa, per farci colazione ogni giorno 😍

Layered Cafè Anguk
Una cosa che non si può fare a meno di notare viaggiando in Corea è la quantità di bei locali in cui fermarsi a mangiare qualcosa di dolce e a bere un caffè: è impressionante. Mai vista una concentrazione simile in nessun altro paese.

Layered Cafè Anguk
E che dire del livello dei dolci e delle bevande? E’ altissimo, anche per la pasticceria internazionale.
Insomma: se siete golosi come me in Corea troverete un paradiso.
Jogyesa Temple

Jogyesa Temple
Dopo una colazione sontuosa sono andata a visitare il tempio Jogyesa, anche questo in mezzo alle case, quasi nascosto.
Anche qui ho trovato un tripudio di colori e lanterne, fin sopra l’albero che domina il cortile – pare che porti fortuna e saggezza a chi si siede nella sua ombra. (Naturalmente mi sono seduta, non si sa mai)

Jogyesa Temple – Seoul
Una cosa che mi fa sorridere dei templi buddisti in Corea è che monetizzano parecchio.
Ai lati del cortile c’erano i negozietti che vendevano qualunque cosa: dai sacchi di riso da portare in offerta alle riproduzioni dei vestiti dei monaci.
Parliamo anche delle lanterne: ci sono i tariffari, le piccole ovviamente costano meno delle grandi, e sotto ad ognuna sventola il cartellino con il numero del donatore. Mi ha fatto pensare ad immensi libri contabili con colonne intere di lanterne. (Deformazione professionale)
Dopo una bella passeggiata sono rientrata in albergo a prendere il trolley e sono andata in stazione dove ho visitato anche Seoullo 7017 – il cugino coreano della High Line di New York.
Seoullo 7017
Seoullo 7017 è il risultato di un recupero creativo di un viadotto costruito nel 1970 e poi dismesso, fino alla nuova vita nel 2017 come parco sopraelevato (Da qui il numero 7017).

Seoullo 7017 – un parco sopraelevato
Pare che sia particolarmente bello la sera con la sua illuminazione, ma non ho fatto proprio in tempo a vederlo.
Comunque è bello anche di giorno e poter vedere i ciliegi in fiori con i grattacieli di Seoul sullo sfondo è una delle tante cose particolari di questa splendida città.

Primavera e grattacieli
Visitare Seoul in tre giorni è una vera sfida: non è una città che si lascia descrivere facilmente, ed è esattamente per questo che vale la pena andarci.
Tre giorni sono bastati per innamorarmi, ma per vederla davvero ne servirebbero molti di più!
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