Bruxelles
22 marzo 2016 – ancora bombe, ancora terrore.Â
A settembre scorso, al ritorno dalle vacanze estive, ho iniziato a scrivere questo post: a rileggerlo adesso mi si stringe il cuore, perchè tutto quello che di bello e diverso ho trovato a Bruxelles ora mi farebbe paura e mi respingerebbe.
La Bruxelles che ho avuto la fortuna di visitare era una città vivace, piena di gente di tutti i colori. In strada si sentivano parlare tutte le lingue, profumi di cibo etnico ovunque, scorci della città che confondevano.
Dove siamo? Nel nord Europa o sul Mediterraneo? O in qualche altro paese, in cui si può vivere tutti mescolati e la diversità è una meravigliosa risorsa?
Si parla tanto in questi giorni di non lasciare che quello che sta accadendo cambi il nostro modo di guardare il mondo. Io ci vorrei provare: voglio raccontarvi la “mia” Bruxelles.
Per qualche motivo mi ero fatta un’idea sbagliata su Bruxelles, mi immaginavo una cittĂ un po’ fiacca e spenta, con poche cose da vedere e comunque poco interessanti e sono felice di poter dire che mi sono assolutamente ricreduta!

Il Manneken Pis, il simbolo di Bruxelles
D’altra parte una cittĂ che ha come simbolo un bambino che fa la pipì non potrebbe essere seria e compassata, no?






Street Art


Bruxelles è la casa dei Puffi, ed è il cuore dell’unione europea.

Bruxelles è il profumo del cioccolato che esce dalle botteghe artigiane, è l’odore fragrante dei dolci mediorientali che fanno capolino da mille vetrine. 
Bruxelles è tavolini all’aperto, birra a fiumi, musica in strada, estate nell’aria.


Questa è la città che ho visitato e porto nel cuore.
( Articolo iniziato a Settembre 2015 e terminato a Marzo 2016)
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