Bukhara in due giorni, bellezza senza tempo
Bukhara: ed eccomi alla terza città visitata in Uzbekistan, nel mio viaggio primaverile.
È passato qualche mese dal mio viaggio e come ogni volta che mi ritrovo a scrivere dopo un po’ di tempo faccio fatica a non stupirmi di quante cose ho visto e vissuto.
Riguardando le foto ricordo i momenti e mi sembra che ogni giorno di viaggio duri almeno 36 ore.
E’ un po’ come se i minuti stessi fossero più densi e come se le regole del tempo dovessero essere sospese e ridefinite.

Lyabi Hauz
A Bukhara cambio scenario: Samarcanda e Khiva in qualche modo fanno entrare i turisti in un mondo a parte e li isolano dalle città vere e proprie e dalla vita quotidiana (a meno di non essere ficcanaso come me).
Bukhara però è un’altra cosa: è una città vera, meno patinata delle altre ma altrettanto ricca e varia.
Il suo centro storico – patrimonio UNESCO – è conservato in modo splendido e c’è una tale quantità di palazzi e mercati da far girare la testa.

La bellezza nascosta nei cortili interni delle case
Tutto questo è tutto mescolato con la città vera e propria, con le sue casette basse, i tubi del gas a vista e le piccole sale da tè ben nascoste.

Una deliziosa chayhana – una sala da tè tradizionale
Per mia esperienza ho trovato Bukhara decisamente più affollata delle altre due città, al punto che trovare posto per pranzare e cenare nei punti più famosi è stata un’impresa. Mi ero abituata bene, mi posso solo immaginare cosa ci sia qui nei momenti di alta stagione!!
Ho raggiunto Bukhara con un lungo trasferimento in auto da Khiva (prenotato direttamente dall’albergo, durata circa 6 ore).
I panorami in viaggio sono quasi del tutto desertici, una steppa con cespugli radi.
Abbiamo attraversato il fiume Amu Darya (il fiume più lungo dell’Asia Centrale) passando su un ponte della ferrovia – ecco, questa esperienza mi mancava. Prima il posto di blocco militare per controllare il traffico e poi l’attraversamento in macchina sui binari: mai fatto niente del genere prima, è davvero strano.
Lungo la strada poi non c’era assolutamente niente per chilometri e chilometri. Sabbia, sterpaglie e ogni tanto delle croste bianche di sale.
Quando finalmente abbiamo fatto una sosta ad una stazione di servizio sembrava di essere in un film: polvere, colori sbiaditi dal sole, vecchie auto che servivano come banchi del mercato.

Un polveroso mercato nel bel mezzo del niente
Sembrava che su tutto ci fosse un filtro color sabbia, e il caldo e la luce del sole a picco contribuivano a creare un’atmosfera davvero fuori dal tempo.
Per il soggiorno a Bukhara ho scelto il Basilic Boutique Hotel : per me è stato il migliore del viaggio.

Basilic Boutique Hotel
Posizione ottima a pochi passi da Lyabi Hauz, camera bella e comoda, ottima colazione e palazzo davvero caratteristico.
INDICE
Cosa vedere a Bukhara
Lyabi Hauz
Inizio dalla piazza Lyabi Hauz, a pochi passi dal mio albergo, in cui è possibile vedere uno dei laghetti di cui la città antica era costellata.
Hauz infatti significa laghetto, bacino, e in passato erano serbatoi d’acqua cittadini.

Lyabi Hauz
Attorno a queste pozze si svolgeva la vita della città, sotto agli alberi la gente si ritrovava a chiacchierare all’ombra o a giocare a scacchi.
Le pozze della città attiravano numerosi animali, tra cui le cicogne che si nutrivano delle rane e dei piccoli pesci che vivevano in questi stagni. Le cicogne abitavano su ogni tetto, erano parte dell’immagine della città.
Durante il periodo sovietico però i laghi sono stati bonificati, perchè l’acqua stagnante scatenava epidemie periodiche e rendevano insalubre la città.
Con la bonifica Bukhara ha perso le cicogne che popolavano la città.
Questa perdita evidentemente è rimasta viva nei ricordi della popolazione, perchè su molti monumenti è possibile vedere finti nidi di cicogne – ecco, questo l’ho trovato piuttosto bizzarro e simbolico.

Lyabi Hauz
Ancora adesso la piazza Lyabi Hauz è un punto molto frequentato e l’atmosfera è festosa e rilassata.
Lungo il bordo della vasca ci sono alberi molto antichi che fanno ombra ai tavoli del ristorante Lyabi Hauz – conviene prenotare in anticipo per essere sicuri di trovare posto. (Per essere completamente sincera a parte il posto che è suggestivo non posso dire di aver mangiato bene – non lo consiglierei)
Madrasa Nadir Divan Begi
La piazza Lyaby Hauz è circondata da palazzi d’epoca stupendi, il più bello di tutti è senz’altro questa madrasa con una facciata riccamente decorata.
Anche questa madrasa – come la madrasa Sher-Dor di Samarcanda – ha sulla facciata degli animali.

Madrasa Divan Begi
L’ho sempre trovata descritta come la madrasa dei pavoni ma la guida ha detto che in realtà sono due creature fantastiche: i Simurgh, creature della mitologia persiana.
Qualsiasi cosa siano sono stupendi, anzi a dirla tutta l’intera piazza è di una bellezza accecante.

Madrasa Divan Begi – Cortile interno
Faccio un giro della piazza e scopro che si può entrare praticamente ovunque: all’interno delle madrase e dei caravansarai ci sono piccoli locali con i tavoli all’aperto, bancarelle di ogni genere, punti di ritrovo.
Il centro storico di Bukhara ha oltre 140 edifici protetti dall’UNESCO, molti sono ristrutturati o in via di ristrutturazione e quasi tutti sono liberamente accessibili.
La città vera non è nascosta come nel caso di Samarcanda, né è divisa dal centro storico come nel caso di Khiva. Lì è tutto mescolato assieme – anche se ci sono zone che sono state create appositamente per i turisti (Ora mi viene in mente la Silk Road, ma ho visto molti cantieri, probabilmente nasceranno altre zone turistiche)
Durante la visita guidata imparo anche la differenza fra Madrase e Caravansarai (Caravanserragli).
Una madrasa è una scuola, ha un cortile interno, aule e stanze per gli studenti al primo piano.
Un caravanserraglio è un albergo, ha un cortile interno, stalle e stanze per i viaggiatori.

Madrasa Divan Begi
Sono molto simili come struttura ma la madrasa ha una differenza inconfondibile: dall’esterno non si può guardare dentro, c’è sempre una parete che isola il cortile dalla porta d’ingresso, una specie di filtro. Il caravanserraglio invece è tutto completamente aperto.
Tutte le città lungo le vie carovaniere avevano un gran numero di alberghi/caravanserragli e Bukhara non fa certo eccezione.
Adesso in gran parte degli edifici si trovano mercatini con bancarelle improvvisati, locali caratteristici o micro musei, questo la rende una città particolarmente colorata e vivace, piacevolissima.
Trading Domes di Bukhara
Le cupole del commercio sono un’opera del diciassettesimo secolo, le antenate dei moderni centri commerciali.
In ogni cupola si svolgeva un mercato diverso:
– Toki Sarrofon era il mercato dei cambiavalute – attività particolarmente importanti in luoghi come Bukhara in cui arrivavano i commercianti da tutta l’Asia

Questi li avrei presi tutti, in blocco.
– Toki Telpakfurushon era il mercato dei copricapi, ad esempio i tradizionali Telpak
– Toki Zargaron era il mercato degli orafi (Zargar significa orafo), e lo è ancora adesso.

I timbri per il pane e le caratteristiche zucche/contenitore
Le cupole ombreggiavano e proteggevano dalle intemperie e grazie ad un collaudato meccanismo di ricircolo dell’aria riuscivano anche a rinfrescare gli interni, durante le calde giornate estive. (Un principio simile si può ritrovare nelle famose torri del vento, costruzioni tradizionali arabe)

I mercati all’interno delle cupole
I mercati all’interno sono ricchi e vari, decisamente più eleganti ed originali della media.
Nei negozi dove vendevano i suzani avrei comprato tutto (Ma avevo solo lo zainetto piccolo come bagaglio, mi sono dovuta limitare. Ecco, magari con il senno di poi avrei dovuto prendere un bagaglio più grande)

Giacche con ricami tradizionali
Chor Minor
Nei dintorni di Lyabi Hauz si trova un piccolo edificio dall’aspetto davvero particolare: Chor Minor (Quattro minareti).

Chor Minor
È un fabbricato con quattro torri con le cupole azzurre. Sembra quasi un disegno da bambini, completamente diverso da qualsiasi altra costruzione in città.

Chor Minor – Una delle caratteristiche pozze, adesso vuota
Questo piccolo edificio era l’ingresso di una madrasa che adesso non esiste più. Ogni torre ha una decorazione diversa, e anche qui si trovano i finti di nidi di cicogne.

I finti nidi di cicogne ricordano i tempi in cui Bukhara ne era piena
La passeggiata per raggiungere Chor Minor è particolarmente interessante perchè si attraversa la città vera e propria. Passeggiando vedo le piccole moschee, le botteghe, i bambini che giocano in strada, i tubi del gas a vista.
Questi tubi del gas mi sono rimasti proprio impressi, non si sono proprio posti il problema di interrarli: sono tutti a vista e corrono lungo le facciate delle case come decorazioni geometriche essenziali.

I tubi del gas a vista, un elemento inconfondibile delle città Uzbeke
Bolo Hauz moschea
La Moschea di Bolo Hauz è accanto ad un’altra vasca (Hauz significa proprio “stagno” ) – una delle pochissime rimaste dopo la bonifica sovietica.
Questa moschea è particolarmente riconoscibile per le sue colonne in legno intagliato, e per i portali tradizionali con decorazioni colorate.

Bolo Hauz
E’ stata per molto tempo la moschea del venerdì, la più importante, per la sua vicinanza all’Ark era quella frequentata dall’Emiro.

Bolo Hauz, l’interno
Subito accanto – con un gusto discutibile – non potrete non notare la torre dell’acqua, costruita nel periodo sovietico. La torre dell’acqua è quello che resta di un tentativo di fornire acqua potabile e sicura alla città, è alta più di trenta metri e al momento ospita una piccola caffetteria sulla cima – un bel punto panoramico.

La torre dell’acqua
Vi dirò: non c’entra niente ma ha un suo perchè. Ha una bella struttura leggera e di forma originalissima – in qualsiasi altro punto l’avrei trovata bella ma lì stona un po’.
Ark
L’Ark è uno dei posti più turistici della città. Ark significa Fortezza ed era la cittadella e residenza dell’emiro. E’ costruita su una collinetta artificiale da cui domina la città ed è un grande museo diffuso.

Ingresso dell’Ark
E’ anche l’edificio più antico della città, con un’età documentata di oltre 1.500 anni.

Bukhara vista dalle mura dell’Ark
Purtroppo gran parte degli interni è stata ricostruita a seguito della distruzione durante l’assedio sovietico del 1920.
Anche qui come all’esterno non mancano artigiani e mercatini, in un insieme che è al tempo stesso kitsch e vivacissimo.

Queste le troverete ovunque!!
Central Bazaar
A poca distanza dall’Ark c’è il mercato più grande di Bukhara, il più bello visto nel mio viaggio in Uzbekistan.

Il bellissimo pane Uzbeko
A me piacciono quelli genuini ed un pochino trasandati, quelli in cui bisogna guardare bene dove si mettono i piedi.
Quelli in cui ogni tanto mi viene voglia di assaggiare le cose più improbabili.

Ecco, questo pensavo che fosse sapone – e invece è formaggio
Mi godo la confusione assoluta di fronte a cose che non riconosco affatto e mi piace sempre vedere quanto siano diversi i mercati del mondo.
Fra le merci particolari e più diffuse segnalo senz’altro i bastoncini di cristalli di zucchero, il Navat.

Navat, i caratteristici bastoncini di zucchero
Qui a Bukhara li troverete in tutte le sale da tè, le Chayhana, si usano per addolcire il tè.
Al mercato troverete montagne di cristalli di zucchero e di dolci di ogni tipo, e torri di pane fragrante. E cibi sfusi, a cui non sono abituata.

Gli spaghetti sfusi
Insomma: è bellissimo, non ve lo perdete! I mercati sono cuore e pancia di una città, il modo più bello per provare a capirla.
Complesso della Moschea Kalyan
Ed eccoci alla parte con i monumenti più iconici e riconoscibili di Bukhara: la Moschea con il suo imponente minareto – ben 47 metri.

Minareto Pol Kalyan
E’ stato costruito nel dodicesimo secolo e pensate che per lungo tempo è stato il più alto dell’intera Asia. Gengis Khan stesso ne fu così impressionato che decise non raderlo al suolo (Come faceva d’abitudine quando conquistava una città)

Moschea Kalyan, vista notturna
La moschea stessa è una delle più grandi dell’Asia, nel suo cortile interno possono prendere posto fino a 10.000 persone.

Moschea Kalyan
L’accesso è consentito anche ai non musulmani dietro pagamento di un biglietto simbolico.

Cortile interno della Moschea
Del solito complesso fa parte anche la Madrasa Mir-i-Arab, che si può vedere solo dall’esterno.
Questa parte di Bukhara è particolarmente suggestiva la notte, gli edifici sono illuminati e sembrano quasi galleggiare nel buio profondo dei dintorni.
Madrasa Ulugh Beg e Madrasa Abdoullaziz Khan
Altro complesso particolarmente spettacolare: le due madrase si fronteggiano e sembrano gareggiare in bellezza.
La Madrasa di Ulugh Beg venne costruita per volere del re-astronomo-scienziato-genio della sua epoca Ulugh Beg (Ne parlo in modo più approfondito nel post in cui ho raccontato Samarcanda )
Una cosa che mi è piaciuta in particolare è l’idea in base alla quale Ulugh Beg ha provveduto alla costruzione di così tante madrase (=scuole) in tutto il territorio: La ricerca della conoscenza è dovere di ogni seguace dell’Islam, uomo e donna.

Madrasa Ulugh Beg
Imparare è un dovere di tutti e tutti devono essere messi in condizione di poterlo fare.
Era tantissimo in anticipo sui tempi, una persona davvero rara.

Madrasa Ulugh Beg

Madrasa di Abdoullaziz Khan
La madrasa di fronte invece è stata edificata in seguito per volere del sovrano Abdoullaziz Khan, da cui prende il nome.
Tutti gli edifici storici di questa zona sono patrimoni UNESCO e anche qui, come nel caso del complesso della Moschea Kalyan, vale la pena fare un giro per vedere l’illuminazione notturna.
Nella piazzetta fra le due madrase ci sono numerosi piccoli banchi di venditrici, più che un mercatino sembra quasi un punto di ritrovo fra amiche che chiacchierano, prendono il tè e si prendono cura di cani e gatti “di quartiere”. Mentre mi godevo la visita sono stata adottata da una gatta particolarmente affettuosa e quando mi sono messa a coccolarla si sono avvicinate un paio di signore sorridenti ed hanno provato a fare due chiacchiere. Mi sarebbe davvero piaciuto capirle, ecco, in quel momento avrei voluto una guida – che peccato.
Comunque fra gesti e sorrisi ci abbiamo provato – è proprio vero che fra noi gattare ci si intende!
Questa è una cosa che ho notato praticamente in ogni città che ho visitato: le donne sono davvero molto socievoli e gentili, i ragazzini attaccano bottone per esercitarsi con l’inglese (E trovano me, che sfortuna!). L’accoglienza è veramente calorosa ed autentica, una delle tante meraviglie di questo paese.
Mausoleo di Ismail Samani
Risale al nono secolo ed è arrivato a noi praticamente intatto grazie ad un effetto fortuito di “sotterramento” naturale.

Mausoleo di Ismail Samani
Immagino la sorpresa degli archeologi che l’hanno riportato alla luce nel corso di scavi effettuati durante l’occupazione sovietica. Il mausoleo è un capolavoro che ha sfidato i millenni.
Altri monumenti in città hanno una storia simile, la piccola moschea in cui si trova il museo dei tappeti ad esempio. E’ stata salvata dalla distruzione di Gengis Khan perchè i fedeli hanno sfruttato la sua posizione particolare e l’hanno seppellita, per nasconderla. (Moschea Maghok-i-Attar)
Fayzullah Khodjayev House Museum

Casa museo di F. Khodjayvev
Ecco, questa è una piccola chicca per chi ha un po’ più di tempo per visitare la città. E’ una casa del diciannovesimo secolo, apparteneva ad una ricca famiglia di mercanti.
F. Khodjayvev fu il presidente della Repubblica popolare sovietica di Bukhara e successivamente guidò la prima repubblica popolare dell’Uzbekistan e visse in questa casa con la sua famiglia fino al 1937, anno in cui fu deportato a Mosca e giustiziato. La sua famiglia venne smembrata ed esiliata, sparpagliata ai confini estremi dell’Unione Sovietica.

Una delle stanze visitabili
E’ possibile vedere gli esterni originali e visitare alcune stanze, arredate in modo lussuoso e vivacissimo. In una parte c’è un piccolo museo con la storia della famiglia.

I colori sgargianti degli arredi
Ho apprezzato molto anche la passeggiata che ho fatto per raggiungere il museo, attraverso ad una città vera, non imbellettata per i turisti.
Il mio viaggio prosegue poi con un treno veloce per Samarcanda, dove passo l’ultima sera a salutare l’Uzbekistan e a godermi per un altro po’ la struggente bellezza del Registan sotto ad una pioggerella sottile.
Il mattino successivo inizierò il mio lungo viaggio di ritorno che prevede un’ultima tappa: Abu Dhabi.
Cambia lo scenario ma non la curiosità che mi accompagna!
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